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28 ottobre 2008
Rionero in Vulture: Storia, Intinerari e Tradizioni
                                      

Rionero in Vulture: Storia, Intinerari e Tradizioni


Rionero in Vulture, chiamato generalmente Rionero (Arnìur in dialetto locale), è un comune di circa 14.000 abitanti della provincia di Potenza. É stato insignito della Medaglia d’argento al merito civile per atti di abnegazione durante il secondo conflitto mondiale. La città di Rionero è conosciuta in Italia anche per la sua ricchezza di acque Minerali. Qui opera l'azienda "Fonti del Vulture", che produce la famosa "Acqua Lilia". Inoltre è un rinomato centro produttivo di vini, come l'Aglianico del Vulture ed il Moscato bianco e di olio come l'Olio Dop del Vulture.

Storia
Le origini del nome di questa cittadina non sono del tutto chiare. Secondo alcuni, la sua etimologia deriva da " Rivo Nigro" " ruscello nero" , sorgente affiorante dal tufo vulcanico (pozzolanico) di colore nero che attraversa il paese dividendolo in due parti (fonte ora conglobata nella fontana detta "Grande" o della "Baronessa"). Il territorio era abitato nel IV secolo a.C., come provano le tombe rinvenute nelle località "San Francesco", "Cappella del Priore" e "Padulo".

Resti di un acquedotto di epoca romana sono visibili sulla fiumara di Ripacandida, nei pressi dell'attuale abitato. Scavi archeologici in corrispondenza della "Torre degli Embrici" hanno riportato alla luce nel 2004 un insediamento agricolo-termale, risalente agli ultimi secoli avanti Cristo e proseguito fino al tardo Medioevo. Le prime notizie storiche sul casale di "Santa Maria di Rivonigro" risalgono al 1152, quando è menzionato come feudo del vescovo di Rapolla. Nel 1316, in seguito ad un bando di Giovanni D'Angiò che accordava esenzioni e immunità per popolare l'allora neonata Atella, Rionero fu quasi del tutto abbandonata. Il Casale subì quindi una lunga storia alterna di popolamento e spopolamento per tutto il XVI ed il XVII secolo, fino a quando non si stabilirono una comunità di contadini discendenti dagli albanesi emigrati a Melfi nel quattrocento.

Gravemente colpita dal terremoto del 1694, la sua popolazione in quel periodo non superava settecento persone. In seguito i Caracciolo, principi di Torella, ai quali spettava il feudo, concessero il disboscamento, il dissodamento e la coltivazione dei terreni occupati dai boschi della località "Gaudo" e in seguito allo sviluppo economico conseguente la popolazione subì un forte incremento: nel 1735 gli abitanti erano giunti a circa 3000, nel 1752 a circa 9000 e nel 1811 avevano superato gli 11000. Rionero divenne Comune autonomo con decreto di Gioacchino Murat l'1 maggio dello stesso anno. Tra gli immigrati molti provenivano dalle Marche, come testimoniato ad esempio dal toponimo "Monticchio", utilizzato da diverse frazioni.

Con l'avvento dell'unità d'Italia, Rionero divenne uno dei maggiori centri delle rivolte brigantesche, dando i natali al famoso brigante Carmine Crocco detto "Donatelli", che, organizzando una banda di 2000 uomini, riuscì a soggiogare la Basilicata e mettere in crisi il nuovo governo di Vittorio Emanuele II. La cittadina è stata anche luogo di nascita del politico e scrittore Giustino Fortunato, uno dei più importanti attivisti lucani della cosidetta questione meridionale, assieme a Francesco Saverio Nitti di Melfi. Nel 1943, si registrò a Rionero una delle più tristi tragedie della sua storia, ove 18 rioneresi furono trucidati da alcune truppe naziste, di cui due morirono nell’assalto ai magazzini dei viveri. Una stele eretta sul luogo dell’eccidio ne ricorda la tragedia per la quale la città di Rionero ha ottenuto la Medaglia d’Argento al Merito Civile. I successivi e periodici flussi emigratori fecero diminuire la popolazione sino agli attuali 14.000 abitanti.

Chiese
La chiesa più grande di Rionero è la Chiesa di San Marco Evangelista o Chiesa Madre. Costruita nel 1695, fu dedicata nel 1700 a San Marco Evangelista, patrono di Rionero. Fino al 1728 presentava una navata, ma in seguito venne ricostruita completamente secondo la struttura attuale a croce latina, con la facciata in stile barocco e con tre navate. L'interno è costituito da una cupola, due cappelle laterali, soffitto a cassettoni nella navata centrale. Nel 1798 ebbe il titolo di "Arcipretura collegiata di San Marco Evangelista", retta da un regolamento e da norme molto restrittive. I terremoti del 1851, 1930 e 1980 hanno seriamente danneggiato la struttura, più volte restaurata nel rifacimento del soffitto, del tetto e degli altari.

La chiesa del SS. Sacramento fu edificata ove era situata l’antica chiesa di Santa Maria di Rivonigro, cuore del primitivo nucleo abitato scomparso nella prima metà del 1300. Fu parrocchia rurale concessa agli albanesi nel 1530, che praticarono il rito greco fino al 1627, quando il vescovo di Melfi, Diodato Scaglia, li indusse al rito latino. In origine l’edificio era formato da un'unica navata e nel 1794 venne ampliato con l’aggiunta di una navata laterale. Nel 1826 la "Confraternità dei Morti" fece sostituire il vecchio campanile con un altro a base quadrata, la cui cuspide è stata ripristinata nel 2004, dopo essere stata danneggiata dal terremoto del 1980. Nella Sacrestia è conservata una tela del XVI secolo, “la Madonna col Bambino e San Giovannino” di Luca Giordano.

Altra chiesa da menzionare è quella della SS. Annunziata. La data di costruzione è piuttosto incerta (si pensa agli inizi del 1700, analizzando le decorazioni di tardo barocco del soffitto). La chiesa della SS. Annunziata sorse come oratorio privato per conto del nobile di Rionero Marcantonio Di Silvio, che la dedicò alla B.V.(Beata Vergine) Annunziata. Secondo i primi registri di battesimi, matrimoni e defunti, l'edificio divenne parrocchia nel 1780. Dopo i lavori di restauro, la parrocchia, su richiesta dei cittadini, fu spostata nella "Chiesa di Caravaggio" nel rione "Costa" fino al mese di maggio 1831, quando il vescovo Sellitti ne permise il ritorno. A causa del terremoto del 1851, la parrocchia tornò di nuovo nella "Chiesa di Caravaggio" (dopo verrà riportata nel suo luogo originario definitivamente). Dopo il terremoto del 1980, il parrocco Don Domenico Travierso fece apportare altre restaurazioni: i pilastri vennero rinforzati, la torre campanaria venne abbattuta e la porta d'ingresso venne rifatta con decorazioni di lamine bronzee.

Vi è poi la Chiesa di Sant'Antonio Abate, di origini incerte, si pensa sia stata costruita dagli abati benedettini di Monticchio tra la fine del XII secolo e l'inizio del XIII, stando allo stile architettonico dei muri e delle finistre molto simile a quello del castello e della Cattedrale di S. Maria Assunta di Melfi e della Abbazia della SS. Trinità di Venosa. L'edificio ha subito vari restauri dopo i terremoti del 1316, 1651, 1851. La chiesa di Sant'Antonio fu anche luogo di incontro il 1 aprile 1502 tra Ludovico d’Armagnac, duca di Nemours e Consalvo Fernandez di Cordova, supremi comandanti degli eserciti francese e spagnolo, incontratisi per decidere la spartizione del Regno di Napoli. Una dimostrazione è una lapide posta all'esterno che ricorda questa riunione.

Altra chiesa di Rionero è la Chiesa di San Nicola, cappella privata fatta costruire da don Leonardo De Martinis per la sua famiglia nel 1769 in onore di San Nicola di Bari. In passato esisteva anche la Chiesa di Caravaggio, consacrata dal vescovo Luca Antonio della Gatta, costituita da una navata e da un unico altare alla Madonna di Caravaggio. Venne distrutta dal terremoto del 1930 e non fu più riedificata. Altri edifici religiosi sono la Chiesa del Santissimo, dedicata a San Michele, e la Chiesa di San Pasquale, costruita dai Corona, famiglia agiata del posto, nel 1773.


 Palazzi
Tra gli edifici signorili della città il più importante è il Palazzo Fortunato. Fu costruito agli inizi del '700, quando Carmelo Fortunato, ascendente di Giustino, lasciò Giffoni Sei Casali per stabilirsi a Rionero. Tra la fine del '700 e gli inizi dell'800, il palazzo venne ampliato dal figlio Pasquale e, in seguito, dal nipote Anselmo. Qui l'11 aprile 1807 si fermarono i sovrani Giuseppe Bonaparte, durante un viaggio da Venosa a Valva, e Ferdinando di Borbone, il quale, partito da Potenza, doveva giungere a Melfi. Nel 1970, il Palazzo Fortunato è stato acquistato dall'amministrazione comunale e, attualmente, ospita la Biblioteca Comunale ed è sede di varie manifestazioni culturali.

Il Palazzo Pierro, situato nel centro storico, fu costruito nella seconda metà del XVIII secolo, come attestato dalla data incisa sulla chiave del portale in pietra viva. I proprietari erano persone di spicco della zona, ad esempio l'avvocato Francesco "Ciccio" Pierro è stato sindaco della località per vari anni, oltre che consigliere e deputato provinciale. Dopo il terremoto del 1980, il Palazzo Pierro fu oggetto di ristrutturazione, conservando lo stile architettonico originario.

Un altro imponente complesso edilizio è il Palazzo Giannattasio, costruito nel XVII secolo; il Palazzo Catena, costruito nello stesso periodo della struttura sopracitata; Palazzo Ciasca, casa natale del senatore Ciasca e inagibile a causa del terremoto del 1980 e il Palazzo Rotondo, attuale sede del Municipio.


 Altri
Tra le altre opere architettoniche della cittadina sono da citare l'Orologio della Costa, che sorge nel "rione Costa" ed offre un suggestivo panorama del comune. Venne costruito su commissione della Giunta comunale (delibera del 21/12/1888) per collocarvi il vecchio orologio. Il progetto venne attuato dal perito Giulio Pallottino, mentre la costruzione venne curata dal muratore Francesco Di Lonardo. La sua posizione strategica garantiva a tutti i cittadini (a quel tempo) di poter osservare l'orario in qualsiasi punto della città, ai tempi in cui l'orologio non era alla portata di tutti.

Vi è inoltre il Monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale, collocato vicino alla Chiesa del SS. Sacramento, per onorare i 180 rioneresi morti durante il conflitto. Inaugurato il 26 giugno 1927, è sormontato da una scultura che rappresenta due giovani soldati e dietro domina la statua della dea Minerva, simbolo della Vittoria.

Nel "Rione Sant'Antonio" è stata eretta una Stele ai Trucidati della Seconda Guerra Mondiale, nello stesso punto in cui 16 rioneresi furono barbaramente uccisi dai soldati nazisti il 24 settembre 1943. Il 29 settembre 2003, l'on. Pierferdinando Casini, allora presidente della camera dei deputati, giunse a Rionero per rendere omaggio al loro sacrificio e donare al comune la medaglia al merito civile.


 Economia
Rionero è uno rinomato produttore dell'Aglianico del Vulture, vino DOC considerato tra i migliori rossi d'Italia e un ottimo accompagnamento con l'arrosto e i formaggi molto stagionati. In aggiunta, il comune è un grande esportatore di acque minerali, le cui sorgenti rappresentano da millenni un grande bacino idrominerario. Le aziende Fonti del Vulture (ora parte della Coca Cola Company) e Fonti di Monticchio (residente nella frazione Monticchio Bagni) negli ultimi anni hanno ricevuto ottimi consensi ed esportano la loro produzione in tutta Italia. Altro prodotto da menzionare è l'olio d'oliva del Vulture, di colore giallo ambrato con riflessi verdi e di sapore fruttato con un lieve tono piccante.


 Festività
17 gennaio - Festa in onore di Sant’Antonio Abate presso la chiesa di Sant’Antonio
19 marzo - Tradizionali falò sparsi nei rioni della città
Giovedì Santo - Sacra Rappresentazione dell’Ultima Cena presso il Palazzo Fortunato
Sabato Santo - Sacra Rappresentazione della Passione di Cristo. Processione per le vie della città.
2 maggio - Festa di San Mauro
13 giugno - Processione in onore di Sant'Antonio
2° domenica di agosto' - Festa in onore della Madonna del Carmelo
24 settembre - Anniversario dell’eccidio nazi-fascista
26 settembre - Festa dei SS. Medici
24-25 dicembre - Presepe vivente

 Sport

 Calcio
Lo sport principale della città è il calcio. La maggiore squadra locale è la C.S. Vultur Rionero che milita nel Campionato di Eccellenza della Basilicata. La società fu fondata nel 1921 da alcuni pionieri fra i quali Carlo Sforza e Mauro Corona che la nominarono Vultur Circolo Sportivo. Agli inizi le discipline sportive praticate furono l'atletica, il pugilato ed il ciclismo. Dal 1923 al 1926 organizzò e partecipò ai Convegni Atletici Lucani con risultati più che soddisfacenti. Dal 1929-1930 fece la comparsa il calcio dilettantistico con calciatori locali piuttosto validi come Amorosino Angelo ed il fratello Vito, Consiglio Michele, Bocchetti Alfredo, Volonnino Dario, Plastino Giovanni, Argentino Giuseppe, Traficante Renato. Negli anni del secondo conflitto mondiale, il calcio rivolse l'attenzione ai vivai giovanili che, alcuni anni dopo, portarono il C.S. Vultur nel campionato semiprofessionistico, 1958/59, grazie alla passione del suo presidente Pasquale Corona, grande esponente dello sport rionerese. A lui è intitolato lo stadio comunale di Rionero. L'altra squadra di Rionero è la Fortiduto San Tarcisio,nata dalla fusione delle due società San Tarcisio, 1972/73 per volere di padre Carlo Palestina e la Fortitudo, nata qualche anno dopo grazie al fondatore Carlo Pesacane. Attualmente la squadra milita nel campionato di I° Categoria Lucana.


 Ciclismo
Ci sono altre manifestazioni sportive che si svolgono a Rionero durante l'anno tra cui la Gran Fondo del Vulture, evento ciclistico nazionale giunto alla sua IV edizione che coinvolge centinaia di ciclisti da tutta Italia, organizzato da "Il Velocifero", società sportiva del paese, la quale coordina anche il giro dei castelli Federiciani, competizione rivolta e riservata alla categoria Allievi e Juniores. Il settore Mountain Bike è curato invece dalla sezione MTB Vulture della stessa società, che dal 2006 organizza annualmente il "Trofeo MTB Sette Colli", gara di ciclocross appartenente al Circuito Lucano MTB che vede ogni anno la partecipazione di centinaia di atleti provenienti da ogni parte d'Italia. Da ricordare anche che Rionero è stato anche traguardo del Gran Premio della Montagna di terza categoria del 91° Giro D'Italia della Tappa Potenza-Peschici.


 Altri sport
Da ricordare ancora in città le due società di basket AICS E VIRTUS, entrambe partecipanti al campionato Regionale di Serie D: Ancora da ricordare la Rionero Volley società di pallavolo locale da anni formatrice di tante giovani giocatrici, da anni una delle migliori società a livello giovanile Regionale ,attualmente partecipa al Campionato Regionale di Serie C. La Strarionero giunta alla sua XX edizione, evento podistico che oggi riservato ai bambini della locale scuola elementare con una notevole partecipazione (circa 450), ma che ha avuto ottime edizioni a livello nazionale con partecipazione di atleti di ottimo livello. Da menzionare ancora, il motoraduno organizzato dal Motoclub "Giacinto Cerviere", da sei anni a livello Nazionale, ma organizzato da circa 12 anni, che prevede la partecipazione di tanti centauri.

 Credenze popolari  [modifica]
In questa cittadina (ma del resto in tutta la zona del Vulture) è conosciuto il mito del "munacidd" (chiamato anche, in maniera meno diffusa, "gravand"). I "munacidd" sono spiriti di bambini morti che non sono stati battezzati e, di conseguenza, non sono andati in Paradiso. Questi si presentano negli orari notturni (secondo la tradizione alle tre del mattino) e disturbano le persone che dormono in posizione supina. Il "munacidd" si posiziona sull'addome del suo bersaglio, facendogli avvertire un forte dolore allo stomaco. Se la persona riesce a svegliarsi, il "munacidd" scompare. Per altri, invece, se il malcapitato riesce ad acchiappare il suo “cuppulin” (il cappello), il giorno dopo riuscirà a trovare dei soldi sotto il cuscino o a farsi dire il sito di un eventuale tesoro.

Altra leggenda metropolitana vuole che le massaie possedenti un terreno coltivato in campagna non possono andare a raccogliere verdura durante la controra estiva, altrimenti saranno costrette a subire la collera degli spiriti maligni.
Altra tradizione è l'usanza ormai persa di non benedire gli animali ma di utilizzare l'espressione "morb fess" (morbo fesso) altrimenti l'animale potrebbe morire.

 

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